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LA VEGETAZIONE
NATURALE
INTRODUZIONE
In quanto studenti di un Istituto Tecnico Agrario abbiamo deciso
di prendere in esame l’ ambiente pedologico di un area del
comune di Treviglio. Questa indagine, sia per il tipo di argomenti
trattati e sia per l'approccio adottato potrà fornire elementi
conoscitivi utili anche ad altre realtà territoriali limitrofe.
Lo studio è stato improntato con una prima analisi di cartine
raffiguranti il territorio da noi successivamente analizzato. Abbiamo
analizzato l’ambiente e i paesaggi trevigliesi tramite vari
campionamenti del terreno. I diversi aspetti presi in considerazione
non vogliono certo assumere un carattere di completezza ma solamente
contribuire allo sviluppo delle conoscenze di questi luoghi
L’assetto vegetazionale è
il risultato della interazione di una miriade di fattori, tanto
pregressi quanto attuali; basterebbe ricordare come l’evoluzione
geomorfologica del territorio e l’avvicendarsi degli interventi
antropici abbiano nel tempo modificato il paesaggio vegetale e come
i caratteri climatici ed edafici attuali condizionino lo sviluppo
della vegetazione, per comprendere come quest’ultima sia un
importante elemento di sintesi di più fattori ambientali,
da quelli prettamente naturali a quelli legati alle attività
umane.
I parametri ambientali sono di estrema utilità ai fini della
individuazione delle cause che hanno determinato l’evolversi
della vegetazione, tra questi risultano avere il maggior peso quelli
climatici e quelli pedologici.
Infatti in funzione del clima e del suolo, tendono ad insediarsi
in una determinata zona, in successione temporale, determinati popolamenti
vegetali, che evolvono spontaneamente verso uno stadio "maturo",
caratterizzato da un complesso di specie in equilibrio tra loro
e stabile nel tempo.
Tale stadio di maturità è denominato climax
e rappresenta la vegetazione che potenzialmente esisterebbe in una
zona se questa fosse condizionata solo dai fattori naturali.
L’associazione climax rappresenta la più complessa
vegetazione che si può sviluppare in quelle determinate condizioni
climatiche.
Lo scostamento della vegetazione naturale reale da quella potenziale
è un indice importante per valutare quanto le associazioni
vegetali attuali siano lontane dall’equilibrio naturale (climax:
ecosistema maturo e stabile non suscettibile di ulteriori trasformazioni)
tipico dei nostri climi e quanto marcato sia stato nel tempo il
grado di alterazione della vegetazione naturale.
Il Bosco
originario
L'associazione climax dell'Orizzonte Basale 0-500 m in cui si trova
l'area di studio è costituita dal querco-carpineto, il bosco
misto planiziale padano.
Questa foresta mesofila, dall'aspetto maestoso e dalla struttura
pluristratificata, ricopriva interamente la Pianura Padana.
Essa rimase praticamente inalterata sino all'arrivo dei Romani.
Il bosco originario era costituito da alberi dominanti
quali la rovere (Quercus petraea), la farnia
(Quercus robur) e il carpino bianco (Carpinus betulus);
da alberi gregari situati nello strato più basso quali il
frassino (Fraxinus excelsior), l'olmo campestre
(Ulmus minor), il tiglio (Tilia platyphyllos), l'acero
(Acer campestre) ed il ciliegio selvatico (Prunus
avium); da alcuni arbusti quali il sanguinello
(Cornus sanguinea), il ligustro (Ligustrum vulgare)
e il biancospino (Crataegus monogyna).
La vegetazione
oggi
Attualmente la vegetazione forestale della Pianura Padana è
praticamente scomparsa, cancellata dalle secolari pratiche agricole
a cui si sono aggiunti negli ultimi decenni i drastici interventi
dell'uomo su tutto il territorio sino ai margini, e spesso anche
all'interno, dei principali alvei fluviali.
Anche il reticolo di siepi e filari lungo il perimetro dei campi
coltivati, che un tempo spezzava la monotona regolarità del
paesaggio agrario, è andato via via diminuendo, a vantaggio
di una agricoltura intensiva incentrata sulla coltivazione di cereali.
Negli ultimi tempi, invece, è stata riscoperta l’importanza
di tali reti connettive, ai fini del mantenimento dell’equilibrio
dell’intero sistema naturale, poiché costituiscono
dei percorsi preferenziali per la fauna locale, dei siti di nidificazione
e rifugio, o ancora delle vere o proprie fonti di nutrimento.
Peraltro, nell’area in esame le fasce boscate e le siepi risultano,
rispetto al territorio circostante, maggiormente presenti sia lungo
le rogge che sulle scarpate del terrazzo fluvioglaciale; le essenze
arboree che vi predominano sono soprattutto specie esotiche come
la robinia, il platano, l’ailanto e il gelso; meno diffuse
sono le specie autoctone, quali la farnia, l’olmo e il pioppo
nero; mentre tra le specie arbustive predominano quelle autoctone
(biancospino, ligustro, prugnolo, nocciolo, ecc.)
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